Portare i movimenti politici transnazionali in Europa

Tra le crisi globali che colpiscono il nostro continente, l’ascesa del populismo in Europa e la difficoltà di stabilire una vera identità europea, è difficile riconciliare i cittadini europei con le loro istituzioni.

Le sfide moderne devono costringerci a pensare all’Europa di domani invece di litigare per i dissidi di ieri.

Quando i cittadini guardano all’Europa, devono essere in grado di trovare risposte comuni ai loro problemi, non una serie di risposte a volte contraddittorie.

Quello che abbiamo da offrire loro: Un’Europa politica forte che li protegga e che possa risolvere rapidamente le sfide che devono affrontare nella loro vita quotidiana.

L’osservazione è quindi semplice: per rispondere alle legittime aspettative dei cittadini europei, l’Europa deve rinnovarsi.

A tal fine, appare più che necessario favorire l’emergere di movimenti politici transnazionali. Ripensare il suo modo di governare e creare strumenti politici, finanziari e umani orientati all’interesse comune permetterebbe all’Europa di lavorare per la creazione di una “comunità di destini” basata sulla solidarietà tra tutti.

Quando ero Segretario di Stato per gli Affari europei, l’aspetto transnazionale della politica è sempre stato un argomento che mi ha tenuto molto occupato e all’ordine del giorno.

Due settimane dopo il referendum sulla Brexit, alla riunione di Bratislava del luglio 2016, avevo già proposto di utilizzare i 73 seggi lasciati vuoti dai britannici per eleggere nuovi eurodeputati dalle liste transnazionali, riprendendo le risoluzioni del Parlamento europeo.

Poi, insieme alle mie controparti francesi e spagnole, Nathalie Loiseau e Jorge Toledo, abbiamo pubblicato un articolo sul quotidiano Le Monde del 2017 che chiedeva la creazione di liste transnazionali per le elezioni europee del 2019. Una novità assoluta nella storia europea! Un’iniziativa ampiamente condivisa da Emmanuel Macron che purtroppo ha incontrato la feroce opposizione dei cosiddetti eurodeputati europei che hanno agito senza usare il loro buon senso.

Oggi è chiaro che se l’Europa non fosse rimasta confinata alle logiche nazionaliste, la crisi del coronavirus avrebbe potuto essere gestita forse in modo più efficace, almeno in modo più rapido.

Le prime settimane in cui le risposte nazionali sono state tutt’altro che concertate hanno lasciato un sapore amaro in bocca ai cittadini europei che si aspettavano un’azione forte e immediata da parte dell’Unione europea.

Fortunatamente, l’Europa ha dimostrato che, anche senza le proprie competenze, poteva agire e ha rapidamente trasformato quello che avrebbe potuto essere un vero fiasco in un fiasco.

È quindi tempo di pensare in anticipo e di fare meglio!

Verso liste transnazionali

I periodi elettorali sono un punto culminante della vita democratica. Sono il momento in cui una società si pone domande importanti sul suo futuro a breve e medio termine. Aiutano a forgiare la visione che la società ha di se stessa, e costruiscono un consenso che dà legittimità ai rappresentanti eletti e ai governi. Ma perché ciò avvenga, il dibattito deve essere in grado di riunire la società nel suo insieme.

Mentre il metodo di voto ha finora limitato i dibattiti pre-elettorali ai confini nazionali, le liste transnazionali creerebbero un nuovo spazio di scambio e di confronto politico veramente europeo. Ciò permetterebbe agli europei di conoscersi meglio e di costruire il consenso attorno a delle idee intese a difendere l’interesse generale dei cittadini dell’Unione.

Promuovendo l’emergere di uno spazio pubblico europeo, le liste transnazionali incoraggerebbero la nascita di partiti politici europei, dove le ideologie e la visione del futuro conterebbero più della nazionalità. L’idea di partiti politici transnazionali è in netto contrasto con il sistema attuale, dove i partiti nazionali inviano delegati ai principali gruppi politici che conosciamo oggi in Parlamento, la cui linea politica è spesso molto difficile da individuare.

Come funzionerebbe in pratica? La mia proposta è di permettere agli europei di eleggere un numero limitato di eurodeputati a livello europeo, oltre ai deputati che già eleggono a livello nazionale. I nomi dei candidati transnazionali sarebbero presenti in ogni cabina di voto dell’UE e tutti gli europei potrebbero votare per il candidato che ritengono più rappresentativo, non in base alla nazionalità, ma in base alle loro idee.

Perché bisogna metterle in atto ora?

Non possiamo più aspettare

Perché l’Unione Europea sia potente, i cittadini devono sentirsi europei tanto quanto si sentono francesi, italiani, rumeni o svedesi. Devono condividere una visione comune per un destino comune.

Di fronte all’emergere di nuove superpotenze globali e di modelli di società radicalmente diversi da quelli che condividiamo, dobbiamo, pur sapendo coltivare le nostre differenze e specificità, difendere insieme i nostri valori.

Le liste transnazionali sarebbero un’opportunità per mettere l’Europa al centro del voto europeo e permettere ai cittadini di affrontare le questioni che tutti condividono nei 27 Stati membri. Dobbiamo allontanarci dalle questioni esclusivamente nazionali che vengono sollevate ad ogni elezione per le elezioni europee. In effetti, il tipo di votazione che abbiamo oggi non è molto favorevole alla reale rappresentatività dei rappresentanti eletti europei, in quanto sono cooptati dai partiti nazionali al fine, in sostanza, di sostenere un ideale nazionale. L’Europa non deve più essere una scusa per le battaglie nazionali!

Le liste transnazionali possono (e devono!) essere il seme di una nuova politica transnazionale, indispensabile per una vera democrazia europea e per una più forte legittimità dell’UE nel suo complesso.

Queste liste sarebbero quindi embrioni di veri e propri movimenti politici europei che avranno la necessaria legittimità democratica solo se saranno votate direttamente dai cittadini.

L’emergere di liste transnazionali metterebbe quindi fine a questo imbroglio che distrae i cittadini europei dall’essenza stessa del voto.

La realizzazione delle queste transnazionali darebbe un nuovo impulso alla politica europea e costringerebbe i partiti a lottare per la loro visione dell’Europa.

Porre le basi per rafforzare il sistema degli Spitzenkandidat

I cittadini dell’UE hanno sete di una maggiore democrazia diretta. Per questo motivo dobbiamo permettere loro di avere maggiore influenza sulla scelta del Presidente della Commissione europea, che stabilisce le linee guida generali per i prossimi cinque anni.

Con questo nuovo sistema, i partiti nominerebbero un capo lista attraverso le loro procedure (primarie, congressi, ecc.). La persona che occupa il primo posto nelle liste transnazionali sarebbe il candidato designato del partito alla presidenza della Commissione europea (come si dice à Bruxelles, lo “Spitzenkandidat”). Dando il loro voto transnazionale a una lista piuttosto che a un’altra, gli europei potrebbero esprimere chiaramente la loro scelta per la presidenza dell’esecutivo europeo. Di fronte alla vittoria di un candidato, votato in tutti i paesi dell’UE, il Consiglio europeo non avrebbe altra scelta che accettare il voto dei cittadini.

Solo così potremo avvicinare i cittadini alle istituzioni.

L’UE deve essere qualcosa di più di un progetto di pace e di un mercato comune. Deve lavorare per l’interesse comune e creare una vera comunità di destino!