Intervista pubblicata su Huffington Post Italia il 28/05/2020

Da Angela Mauro

“L’Europarlamento non approverà un piano senza ‘risorse proprie’. Un saluto ai sovranisti nostrani: l’Europa c’è”

I 730 miliardi di euro del recovery fund vanno trovati tassando “i giganti del web, della finanza globale e chi inquina”. Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe, ha seguito da Parigi e Bruxelles la trattativa portata avanti in prima persona da Emmanuel Macron con Angela Merkel sul piano presentato ieri da Ursula von der Leyen per fronteggiare la crisi economica da covid-19. “L’Europarlamento non approverà una proposta senza ‘risorse proprie’”, sottolinea Gozi indicando quello che sarà il nodo principale della “dura” trattativa tra gli Stati membri sulla proposta della Commissione Europea. Ma, aggiunge, “quando fa proposte federali come questa, l’Europa smonta la propaganda sovranista: mi fa sorridere che anche Meloni riconosca che il fondo va nella direzione giusta”.

Il ‘recovery fund’ legato ad un nuovo bilancio europeo promette un mondo di novità, così ricco che ci si perde. Qual è, secondo lei, il dato politico fondamentale della proposta della Commissione?

Von der leyen ha proposto un passo verso l’unione federale. Con ben 750mld di risorse, si aiuta chi è più in difficoltà per evitare che i suoi problemi, un domani, diventino i problemi di tutti. Il denaro non viene distribuito equamente con il Cencelli europeo. Questo è il dato politico fondamentale. E’ per questo che si è mossa la Germania: Merkel si è resa conto che è interesse del suo paese evitare che Francia, Italia e Spagna vadano in grande difficoltà. E’ una svolta rispetto alla crisi precedente perché si propone agli Stati di tornare a fidarsi gli uni degli altri. Viene lanciato un piano di ricostruzione e rilancio basato sul debito comune europeo: questo vuol dire che noi crediamo che i profitti economici e sociali che otterremo dal successo di quel piano saranno talmente elevati che decidiamo di indebitarci insieme per il successo del piano stesso.

Però la proposta della Commissione non prevede una mutualizzazione del debito.

Il piano non è finanziato mettendo insieme i debiti nazionali già esistenti. Nessuno chiede al contribuente olandese o austriaco di pagare parte del debito italiano o spagnolo. Bensì decidiamo di usare il bilancio europeo, aumentando la parte delle risorse proprie, come garanzia per andare sui mercati, emettere dei recovery bond e trovare la liquidità necessaria per finanziare il piano. Questa è la differenza tra mutualizzazione del debito e debito comune europeo, gestito dalla Commissione europea che emette dei ‘recovery bond’. E l’Italia è il maggiore beneficiario di tutto questo, dopo che l’Italia è anche il principale beneficiario degli interventi della Bce che ha già comprato 25mld di titoli del debito pubblico italiano.

Riesce a prevedere l’atteggiamento che avranno i quattro paesi ‘frugali’ nella trattativa? Pur scontente della proposta della Commissione, Austria, Olanda, Danimarca e Svezia non hanno attaccato ieri.

Ieri era difficile che potessero attaccare frontalmente la Commissione, visto che anche sovranisti come Giorgia Meloni dicono che il piano va nella direzione giusta: della serie, quando l’Europa dà risposte federali mette in crisi anche la propaganda sovranista. Un saluto ai sovranisti nostrani. Tuttavia, mi aspetto una trattativa molto difficile. Perché la pietra angolare di questo piano sono le nuove risorse per l’Unione europea, quelle che chiamiamo ‘risorse proprie’. Cosa sono? Far pagare i giganti del web, della finanza e chi inquina. Nessuno chiede ai vari Stati o ai contribuenti di pagare di più, ma lo chiediamo a chi ha enormemente beneficiato del mercato unico, della crisi del Covid-19 e chi assume comportamenti contrari all’interesse comune sull’ambiente, la sostenibilità. Se non si trovasse un accordo di tutti sulle risorse proprie, verrebbe meno una parte fondamentale del piano. Va considerato che i quattro ‘frugali’ si sono esposti ma dietro di loro vari governi magari esprimeranno le loro perplessità. Ma c’è una possibilità per spuntarla.

Quale?

Austria, Olanda, Danimarca e Svezia sono beneficiari del cosiddetto ‘sconto britannico’ (rebates, ndr.), concesso alla Gran Bretagna dell’allora premier Margaret Thatcher e rimasto per i paesi contributori netti che danno molti più soldi all’Europa di quelli che ricevono. Il nostro obiettivo è di eliminarlo. Ma questo potrebbe essere un elemento negoziale per raggiungere un compromesso: non eliminarlo completamente in cambio di un accordo sulle risorse proprie. Certo il Parlamento europeo non può approvare un piano che non abbia nuove ‘risorse proprie’ per l’Europa, lo sappino gli Stati nazionali. Altrimenti non vedo come si possa arrivare a 750mld.

Però la questione è complicatissima. Introdurre la digital tax, per esempio, ci porta in rotta di collisione con Trump, che infatti ha già minacciato sanzioni sull’industria europea dell’auto. Lo ha fatto con la Francia, per esempio, e Macron si è fermato…

Si era trovata la mediazione di cercare un accordo internazionale in sede Ocse, ma questo risale a epoca pre-Covid. Ora dobbiamo trovare delle nuove risorse e non possiamo aspettare il lungo negoziato dell’Ocse, bisogna andare avanti come Europa per una nuova sovranità industriale europea.

Il piano della Commissione sembra un vero e proprio atto ri-fondativo dell’Ue, nel bene ma anche nel male: la posta in gioco è altissima, ma lo sono anche i rischi di un eventuale fallimento.

Il piano di rilancio scommette su Piano Verde e Patto Digitale: sono convinto che clima e digitale possano essere il motore della nuova Unione nel XXI secolo, come il carbone e l’acciaio lo furono nel secondo dopoguerra. Settant’anni dopo la dichiarazione Schuman, è il miglior modo di ricordarla. Nel suo discorso alla Sorbona nel 2017, Macron aveva toccato tutti i temi contenuti nel recovery plan. Se già allora Merkel avesse detto le cose che sta dicendo in questo periodo, non avremmo perso questi tre anni. Invece Merkel è rimasta guardiana dello status quo negli ultimi dieci anni. Ma ora ha capito che non è così. E ora non è troppo tardi: ora o mai più. Sotto la presidenza di turno tedesca bisogna avviare la conferenza sul futuro dell’Ue per riformare le sue politiche e i trattati. Sottolineo che von der Leyen si trova in una situazione che nessun presidente della Commissione europea aveva sperimentato dai tempi di Jacques Delors. Vale a dire: una condivisione strategica tra Francia e Germania, sostenuta da Italia, Spagna e altri paesi, su temi politici, sociali e finanziari. Non succedeva dai tempi di Delors.